Terza Tappa

KOYASAN

Serenità, meditazione e un modo davvero diverso di vedere le cose in uno dei luoghi più sacri del Giappone.

Le nostre tre notti tra le luci al neon e la frenesia di Osaka le abbiamo intervallate con una notte sul Monte Koya, in uno shukubo, un tempio Buddista.

Nessun treno proiettile per arrivarci, due ore e mezzo su un piccolo regionale, l’ultima tratta con una funicolare.

Lungo il percorso, i grattacieli restituiscono man mano spazio alla natura e si inizia a intravedere un po’ di neve.

A novecento metri di altezza il monte Koya è uno dei principali centri monastici del Paese. Lo ha scelto dodici secoli fa Kobo Daishi per lo studio e la pratica del Buddismo esoterico.

Ci sono tanti templi e simboli buddisti, pochi negozi e un cimitero immerso in una foresta di cedri.

Poco distante da lì, abbiamo pranzato in uno dei rari locali aperti. Un posto con pochissime pretese ma tantissima magia. Lo gestisce Kohmi. È diventata monaca e si è trasferita sul monte Koya dopo un grave incidente a cui è miracolosamente sopravvissuta.

Il suo nome significa “diventare luce”.

Prepara ogni piatto usando l’acqua del Koyasan e augura ai suoi avventori di trovare la speranza come guida del proprio cammino e che quell’acqua, così pura, ripulisca i loro cuori da tutto ciò che è stagnante.

Dopo pranzo ha iniziato a nevicare, e tutto è diventato ancora più suggestivo.

La nostra camera con una meravigliosa vista sul giardino, la cena shojin (completamente vegana), la preghiera con i monaci alle 6:00 di mattina e lo shabusto, la meditazione fatta colorando immagini Buddhiste, ci hanno aiutato a entrare nell’atmosfera. Sebbene per noi fosse qualcosa costruito ad uso e consumo dei turisti, è tutto autentico. Per i giapponesi quella è un’importante meta di pellegrinaggio e così era per gli altri ospiti del nostro shukubo, per loro era una cosa seria, noi siamo grati di essere stati accolti.

Di aver potuto vedere la reale e contagiosa serenità e leggerezza d’animo delle persone che lavorano al tempio (come dimenticare la signora che ci ha servito la cena o il monaco che abbiamo incontrato) e conoscere un nuovo modo per resistere ad avversione, odio, attaccamento a ciò che non conta davvero.

È stato bello essere così leggeri d’animo per un po’!

A presto! 

Scheda di tappa

Hotel

• Non è un hotel. È un tempio con alloggi per i pellegrini e il manager più professionale e competente che abbiamo incontrato.
• Camera tradizionale con terrazza e vista meravigliosa sul giardino zen del tempio.
• Terme all’aperto.
• Tatami (anche nel ristorante) e futon.
• Cena e colazione vegetariane.
• Molto freddo (clima) ma si riesce a riscaldare bene la camera.

Memories

• La neve.
• Il monaco che ci ha dato le istruzioni per lo shabutsu (meditare disegnando). Il disegnare.
• Lo stufato di Kohmi.
• I paesaggi.
• La preghiera del mattino.
• Il panorama dalla camera.
• Il silenzio.
• Il prendersi tempo per riflettere.

La figata non prevista

L’atmosfera: del viaggio in treno.

Panda

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